Perché la pizza è così importante per gli italiani

Opinione: il cibo ha avuto un ruolo importante nella formazione dell’identità nazionale italiana, con una pizza particolare che compare nel piatto di ogni italiano

L’Italia è un paese relativamente giovane. La maggior parte del territorio italiano fu unificato nel 1861 sotto il dominio di Casa Savoia, anche se l’intero processo richiese decenni per essere completato. Da sud a nord, il nascente paese dilaniato dalla guerra è un mosaico culturale di persone che parlano lingue diverse, vivono vite diverse e mangiano cibi diversi.

Massimo D’Azeglio, figura di spicco del Risorgimento italiano, la catena di eventi che portarono alla creazione di uno Stato unitario, disse notoriamente ‘pur troppo, s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani‘: L’Italia può essere stata “fatta”, ma “fare” gli italiani è un’altra faccenda. Bisognava scegliere una lingua, creare una cultura, insegnare a una nazione completamente nuova a considerarsi italiana. È significativo che uno degli oggetti culturali più rappresentativi emersi da questo enorme sforzo sia un libro di cucina.

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Dal programma Ray D’Arcy di RTÉ Radio 1, il direttore della Pinocchio Cookery School, Giuseppe Crupi, tiene un corso intensivo sulla preparazione della pizza

Il ricettario di Pellegrino Artusi del 1891 La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene) raccoglie ricette di diverse regioni italiane. Artusi, scapolo e uomo d’affari, ama la buona tavola e colleziona ricette durante i suoi viaggi di lavoro. Il testo, però, fu un lavoro collaborativo: le edizioni successive furono ampliate su consiglio di amiche e lettrici, soprattutto donne, che inviarono all’Artusi nuove ricette e suggerimenti. Si è sempre assicurato di menzionare ogni contributore al libro, insieme a una ricetta o un suggerimento che gli hanno inviato.

Il libro dell’Artusi divenne un simbolo dell’italianità, prova visibile che attorno al godimento condiviso del buon cibo si sviluppò un sentimento di unità nazionale. Il cibo, quindi, ha avuto un ruolo di primo piano in un momento importante per la formazione di un’identità nazionale italiana. È forse inevitabile che alla pizza Margherita, uno dei cibi che quasi tutti gli italiani mangiano, venga data una storia di origine che la colleghi a questo momento.

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Da Pizza TV, trailer di Made in Naples: La Storia della Pizza

La pizza ha origini antiche, ma il formato in cui la conosciamo oggi nasce come cibo da strada, venduta al trancio per un soldo, appunto “una monetina”, nei quartieri poveri di Napoli. Carlo Collodi, autore di Pinocchioè descritto in Il Viaggio per l’Italia di Giannettino (1880) – Little Johnny’s Trip Around Italy – dove Giannettino fa un viaggio con il suo mentore per conoscere il suo nuovo paese (e con lui i lettori, giovani cittadini in formazione).

Il precettore di Giannettino descrive la pizza napoletana come una specie di grande pane tondo ripieno di vari ingredienti, le cui fette sono tanto unte e sporche, dichiara, quanto si vendono. Questa descrizione è un ottimo esempio di razzismo postunitario Nord-Sud (Collodi è toscano, quindi del Centro-Nord); è anche in netto contrasto con l’immagine appetitosa della pizza a cui siamo abituati.

Il brano mostra la complessità del nuovo paese. Per il toscano Collodi la pizza napoletana è un alimento straniero, che fa schifo. Le parole di Collodi ci danno anche un’idea del contesto in cui si mangiava la pizza quando l’Italia divenne una nazione: le strade trafficate e rumorose di una delle città più grandi del nuovo stato. Era davvero un piatto “popolare”, che nei primi 50 anni del ‘900 sarebbe diventato popolare in tutta Italia.

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Dall’Ambasciata d’Italia a Londra, un documentario su Pellegrino Artusi il padre della cucina casalinga italiana

Nonostante queste umili origini, una leggenda metropolitana lega l’origine della pizza per eccellenza, la Margherita, alla prima Regina d’Italia, Margherita di Savoia. Presumibilmente, la regina voleva assaggiare la famosa pizza napoletana durante una visita in città nel 1889. Il pizzaiolo napoletano (pizzaiolo) Raffaele Esposito fu invitato a preparare una pizza per la regina e fece tre assaggi. La regina ha particolarmente apprezzato la variante pomodoro-mozzarella-basilico, con i suoi patriottici colori verde, rosso e bianco.

Questa storia è stata ripetutamente smentita. Zachary Novak spiega che il documento comprovante il fatidico incontro tra la Regina ed Esposito, una lettera del capo dei servizi ai tavoli della Casa Reale, Camillo Galli, che ringrazia Esposito per il suo servizio, è probabilmente un falso. La carta intestata, il sigillo reale e la firma di Galli hanno portato Novak a ipotizzare che la lettera sia stata falsificata negli anni ’30 dai nipoti di Esposito, le sorelle Brandi, come operazione di marketing.

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Da Epicurious, la storia segreta della pizza

Ma nonostante tutte le prove, la leggenda sopravvive, forse perché alla fine è una bella storia. La regina che aspira a discendere tra la sua gente, che assaggia e gusta il loro cibo semplice ed economico, riflette i punti di quell’antichissima storia in cui un bel nobile sposa un uomo umile, ma bello e fedele. L’elemento della contraffazione aggiunge semplicemente un altro livello al mito, estendendolo piuttosto che dissiparlo.

Avrai notato che se ti siedi con un italiano, presto inizi a parlare di cibo. Questo perché il cibo è parte integrante dell’identità nazionale italiana, e nella storia e nella storia di questo legame, la pizza gioca un ruolo importante: il monello di strada è diventato un re, ma abbastanza umile da apparire nel piatto di ogni italiano del Paese.


Le opinioni qui espresse sono quelle dell’autore e non rappresentano o riflettono le opinioni di RTÉ


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